irene pasqua - Orchideria di Morosolo - una medicina per l' anima

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- Come si è verificato il tuo primo incontro con le orchidee?
Il primo incontro con le orchidee si è verificato alcuni anni fa, per caso, guardando la vetrina di un negozio di fiori. Fu con una Phalaenopsis bianca, ero incuriosita da quello stelo che svettava imperioso e distante dalle foglie. Ritenevo che la natura fosse spettacolare, se aveva pensato ad una pianta di quel genere. Ma il vero incontro ravvicinato è stato grazie al mio amico Marco che mi regalò un Oncidium i cui fiori emanavano un odore di cioccolato misto a vaniglia. Fui felice di quel dono, ma mi domandai come avrei fatto a farlo sopravvivere. La prima cosa che feci fu quella di consultare un sito affidabile che riguardava la coltivazione di orchidee e da lì appresi alcuni accorgimenti. Dopo questo incontro/dono ce ne furono altri e la mia attenzione per più di due anni si concentrò sui Cymbidium ibridi e botanici. Comprai dei Cymbidium che il mio amico Marco non esitò ad apostrofare “bestioni”, tanto erano grossi e invadenti. Mi diedero tanta soddisfazione, ma diventando sempre più estesi, incominciai a dividerli e oggi sono parte integrante della terrazza e del balconcino della mia casa in Abruzzo, dove, viste le vegetazioni che in breve tempo hanno emesso, sembrano sinceramente gradire l’aria salubre, le ricorrenti piogge, e il freschetto notturno.

- Come ti sei appassionato? 
Mi sono via via appassionata, cercando di scoprire tutto sulle orchidee, ma di alcune avevo paura, mi sembravano difficili da gestire, non mi sentivo ancora brava per coltivarle. Allora pensai che una passione andava anche fortificata con delle poche certezze iniziali. Così comprai dei libri sulle tecniche di coltivazione delle orchidee e visitai sempre più attentamente i siti più scientifici e accurati. Ma sicuramente entrare a far parte del gruppo di “orchidee che passione” prima, e di “orchidee la bellezza ci salverà” dopo, non solo mi fece conoscere tante bellissime persone ma capire anche tante strategie per coltivare al meglio ed essere soddisfatti. Ricevei in dono anche il libro del Sig. Pozzi “Orchidee, storie & personaggi” che mi diede un forte slancio a perfezionarmi sempre di più. Nel gruppo di orchidee che passione conobbi un team molto affettuoso con il quale ho partecipato a mostre a Roma, nei dintorni, arrivando fino a Bologna. Insomma la passione è stata una scala in salita, fatta di entusiasmo crescente e di volersi perfezionare sempre di più, cercando di entrare in relazione con quelle che erano le esigenze di ogni tipo di orchidea.

Da quanti anni?
Ormai sono 4 anni che coltivo orchidee, ma mi rendo conto che il loro mondo a volte si svela e a volte si cela. All’inizio avvicinare una nuova orchidea sembra facile, poi il timore di non operare bene c’è sempre. Allora capisci che sono trascorsi 4 anni di pratica, di una embrionale esperienza che ancora si deve consolidare, assestare.

Quante piante hai?
Compresi i mega Cymbidium che ho in Abruzzo ho circa 150 orchidee, in vaso, in cestello, su zattera di bambù o di sughero, su coccio, in cestelli fatti da me, in scolapasta comprati apposta per loro, in utensili di altro genere che normalmente vedresti in bagno o in cucina, ma che ospitano stanhopee, gongore o altro.  

Quali piante costituiscono il cuore della tua collezione?
Il cuore della mia collezione è costituito dai cymbidium botanici di vario tipo, poi alcune Cattleye sempre botaniche, intermedia, Brassolaeliocattleye, Laeliocattleye, Epidendrum, Brassie, Brassavole, Stanhopee, Gongore, Dendrochilum, Laelie, molte Phalaenopsis di vario colore, etc.

Attualmente quali preferisci?
Attualmente preferisco sempre i cymbidium, il mio primo amore, lo scorso anno il Finlaysonianum mi ha fatto delle splendide fioriture, però recentemente mi sono appassionata alle Cattleye, alle Laelie e alle Brassavole e la tentazione di cimentarmi in nuove conoscenze c’è sempre. Ciò che mi crea un po’ di ritrosia è la paura di non avere le condizioni adatte, perché non ho un ambiente adatto come una serra vera e propria. Allora posso confidare in un’abitazione con esposizione ad est, ma con un alberone di fronte che oscura parte della luce. Così mi sono ingegnata durante l’inverno con una lampada che io chiamo “lampadone” tanto è grossa, perché è una lampada a 6500K e 250W. Devo dire che se si entra nella stanza con la lampada accesa ci vogliono come minimo gli occhiali da sole, vista la luce. Lo scorso inverno l’ho usata per la prima volta e le piante ne sono state felici, un po’ meno la bolletta. Ma anche qui mi sono regolata accendendola solo al calare del sole. Dire che sono soddisfatta della luce artificiale, è chiaro che lo sia, ma resta l’unico sistema per poter tenere in casa le orchidee. Certamente dalla fine di Aprile fino a Novembre le metto tutte fuori, cercando di non farle raggiungere dalla luce diretta se non nelle prime ore della mattina. Phalaenopsis, Oncidium e Dendrophal li metto in cortile dove c’è luce ma non sole diretto. Ma credo che l’aspetto più singolare sia l’acqua. A Roma arrivano vari tipi di acqua, ma nel mio quartiere l’acqua è ipercalcica e contiene cloro, e ne ho le prove visto la frequenza con cui, nonostante l’anticalcare, cambio la lavatrice. Allora faccio uso di acqua demineralizzata che acquisto in un supermercato, in attesa di un futuro acquisto di un apparecchio da osmosi. Il bello è che tutte le volte prendo anche 8 tanichette da 5 litri, che poi mi portano a casa, visto il peso. Vuoi una volta, vuoi due, la commessa che mi conosce mi domandò: “Signora ma quanto stira? In casa ha un esercito di bambini, insomma tanta gente?” Scoppiai in una risata stratosferica. Ma la sospresa fu quando le dissi: “Ma io non stiro, ripiego tutto, in realtà l’acqua è per le orchidee”. Anche qui soggiunse: “Accipicchia, si trattano bene le fanciulle”. Insomma, ora appena mi vedono entrare sorridono, ma qualcuna è stata contagiata e si è messa anche lei a coltivare orchidee. 

Come coltivi?
Come specificato prima, a volte entro nei negozi di casalinghi non per una vera necessità legata alla casa, ma per trovare qualche attrezzo, cestello, contenitore che potrebbe essere utile per la coltivazione. E ultimamente ho acquistato dei veri scolapasta piccoli che sono magnifici per le mie esigenze. Sono molto bucati, il substrato è umido in modo giusto e le piante sopravvivono. Oppure ho preso dei metri di rete e mi sono costruita dei cestelli fai da me, visto che in giro non è facile comprarne. Oppure ho rotto un vaso di coccio ormai vecchiotto, e dopo averlo ben raschiato e pulito ho allestito delle zattere. Oppure in mancanza di secchielli trasparenti per le phalenopsis ho fatto uso di contenitori delle mozzarelle ben lavati e poi semplicemente bucati e utilizzati.  

Usi l’illuminazione artificiale?
Gli errori che ho commesso, soprattutto inizialmente, sono stati quelli di tutti, dare troppa acqua, pensando che fossero piante come le altre, come quelle più comuni. Oppure non accorgermi che la luce era insufficiente e non provvedere in tempo. Oppure non rispettare l’esposizione. Ma questo non toglie che ancora oggi qualcosa non è perfetto e me ne muoia qualcuna. La scorsa mattina ho scoperto che nella notte qualche furtiva lumaca si è aggirata sulle mie Cattleye, bene, la notte successiva mi sono messa ad aspettarla con la torcia in mano, dal momento che di giorno non si faceva vedere. 

Se sì di che tipo?
I miei sogni nel cassetto sono tanti, e anche molto terreni, ma volendo rimanere nell’ambito delle orchidee, mi auguro di tenerle sempre come a loro piace, anche se a volte poverelle devono adattarsi a quel poco che posso offrire loro. 

Ne sei soddisfatto?
La coltivazione delle orchidee ha influito molto sulle mie abitudini. La mattina le bagno regolarmente a seconda delle necessità di ciascuna. Le Cattleye per esempio, anche se Roma è abbastanza umida, necessitano di essere bagnate ogni 5-6 giorni, oppure uso la lente di ingrandimento per osservare se ci sono novità, per così catturare qualche nuovo fiorellino, qualche nuova vegetazione. Per esempio qualche giorno fa il mio amico Marco ha provato ad impollinare i fiori del Gastrochilus Japonicus su zattera, ebbene c’è riuscito e si vedono due bei coni. Sono soddisfazioni che 4 anni fa non avrei minimamente immaginato. Oppure se mi parlavano di fecondazione, mi dicevo bhe ci penseranno gli insetti.  Poi nel pomeriggio, al ritorno dal lavoro le controllo ancora e se posso le vaporizzo. Direi che in casa questa passione è stata accettata ma secondo me non completamente condivisa. A volte parlo troppo di orchidee, pubblico su fb continuamente orchidee. Certo se qualche mia amica compra un’orchidea poi mi scrive per chiedermi cosa fare. Insomma può essere un argomento di dialogo. Ci sono due costituenti della famiglia che però gradirebbero le orchidee come diversivo commestibile e sono due gattine. Così tutte le orchidee in inverno sono tenute in posti in alto, oppure metto un telo di plastica trasparente che impedisce loro di avvicinarsi. Strategie di sopravvivenza e di benessere reciproco.
Grazie Sig. Pozzi per questa simpatica intervista.
 
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