Jacopo L. C. - Orchideria di Morosolo - una medicina per l' anima

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Intervista a Jacopo L. C.

1-Come si è verificato il tuo primo incontro con le orchidee?
Come ti sei appassionato?
Correva l’anno 1982, avevo otto anni e Rai Uno trasmetteva un telefilm americano «Nero Wolfe» con l’attore William Conrad nei panni del detective che trafficava nella serra: la curiosità per quelle piante dai fiori vistosi è stata irresistibile, da lì ho iniziato a cercare le orchidee.

2-Da quanti anni?
A Natale 1982 è arrivata sotto l’albero la prima orchidea regalata dai miei genitori, una Burrageara rossa e arancione. Ho cominciato a comprare libri: le edizioni italiane di Alice Skelsey, Walter Richter, poi il testo di Alberto Fanfani. Ma tutte quelle magnifiche foto purtroppo illustravano piante irraggiungibili. In provincia all’epoca in commercio si trovavano solo ibridi di Paphiopedilum e Cymbidium. Ricordo la felicità per aver trovato una pianta di cattleya da un fioraio nel 1988, la Bletilla su un catalogo Stassen. A me interessavano le specie botaniche e vista la difficoltà di trovarle l’interesse si è un po’ bloccato. Poi finalmente è arrivato Giancarlo Pozzi a Murabilia nel 2001 e la passione finalmente è riesplosa grazie al fatto che aveva una vasta collezione di specie botaniche e non si stancava mai di raccontarmi vita, fioriture e miracoli di queste piante straordinarie.

3-Quante piante hai ?
Circa 150

4-Quali piante costituiscono il cuore della tua collezione?
Pleione soprattutto a fioritura autunnale, Lycaste, Laeliae rupicole

5-Attualmente quali preferisci? (genere, miniature, profumate, provenienza ecc.)
Ho una preferenza per le specie botaniche in generale, ho approfondito qualche genere come Pleione, Lycaste, ma non riesco a stabilire una linea precisa d’interesse: l’amore con una specie è stata per me spesso a prima vista. Da qui segue l’interesse per l’habitat di origine, la sfida per la sua coltivazione.

6-Come coltivi? (casa, serra, orchidario)
Serra, casa e in passato anche in orchidario. Per le difficoltà di spazio e luce nel 2002 presi una decisione strategica: dedicarmi alle Pleione che in inverno perdono le foglie e vanno in riposo, così avrei risolto i miei ‘problemi’ invernali e avrei coltivato all’aperto nella bella stagione. Questa considerazione fu incauta  perché molte fra le specie botaniche a fioritura primaverile di questo genere sono tutt’altro che semplici da tenere, oltre a soffrire il caldo sopra i 30° in estate, necessitavano di un paio di mesi di freddo a 2-3°. Così le Pleione finirono nel frigorifero in cucina a svernare con grande disappunto di mia madre che minacciò più di una volta di tritarle nel battuto insieme alle cipolle.

7-Usi l’illuminazione artificiale? Se si di che tipo? Ne sei soddisfatto?
Ho provato tubi neon, e faretti led ma non sono mai stato soddisfatto completamente ma credo che a breve, grazie al veloce sviluppo della tecnologia, avremo a disposizione apparecchi illuminanti che soddisfino le richieste delle orchidee più esigenti a bassi costi. 

8-Solitamente gli appassionati trovano soluzioni a volte geniali per risolvere i vari problemi di coltivazione casalinga. Hai qualche idea da segnalare?
Non ho messo a punto soluzioni geniali, ma per chi coltiva in casa e comunque ha a disposizione un giardino il consiglio che posso dare è quello di ‘sbattere’ fuori di casa le orchidee in estate. In giardino, con opportune precauzioni e attenzioni (ombreggiatura, rete anti grandine, sistemi anti lumache) le orchidee beneficiano della luce, del calore, dell’umidità naturale e dell’escursione delle temperature fra giorno e notte. Tutti fattori che rafforzano le piante e le ricaricano per affrontare la brutta stagione in casa.

9-E quali errori?
Gli errori sono stati sicuramente tanti, dovuti al desiderio di ‘bruciare’ le tappe senza un’adeguata preparazione alla coltivazione di piante troppo difficili non sapendo interpretare bene tutti i segnali che la pianta ci dà.

10-E i tuoi sogni nel cassetto?
Dare un nome a una nuova specie o più realisticamente realizzare un ibrido primario interessante magari intergenerico. Ma per ora non ho mai seminato.

11-La coltivazione e quindi la passione per le orchidee ha influito sul rapporto con te stesso e con chi ti sta vicino, Se si in che modo?
Mi ha fatto conoscere tante persone generose di condividere con semplicità una passione fatta di pura conoscenza. Le orchidee assorbono molto tempo e cure: la mia fidanzata ha imparate ad apprezzarle ma storpia volutamente tutti i nomi delle piante con il suo, Francesca.  Un Phragmipedium diventa Francipedium, un Epidendrum diventa Francidendrum, una Lycaste Francicaste e via dicendo… un modo per riprendersi spazio fra creature che assorbono tanta della mia attenzione.
 
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